Moov(er)Time 2026/Episodio 03
Episodio 03 · MAGGIO 2026

L'innovazione ha un problema: chi scrive le regole sta guidando con il freno a mano tirato

Grandi idee frenate dalla burocrazia, normative che sopraggiungono quando il mercato si è già evoluto. Esaminiamo il delicato equilibrio tra intervento pubblico e dinamiche di mercato — dai freni burocratici agli incentivi, fino alle tasse e all'allineamento dell'ecosistema.

Intorno al tavolo

Ospiti e host

Stefano da Empoli

Founder & President, I-Com (Institute for Competitiveness)

Stefano da Empoli è un economista italiano, docente di Economia politica presso l’Università degli Studi Roma Tre e presidente di I-Com – Istituto per la Competitività, think tank indipendente da lui fondato nel 2005 con sedi a Roma e Bruxelles. I suoi ambiti di ricerca riguardano l’innovazione, la trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale, l’energia e le politiche per la competitività.

Gabriele Ratti

CEO Moov · Host

CEO di Moov e conduttore di Moov(er)Time, guida ogni conversazione verso le questioni pratiche che si celano dietro i titoli, mantenendo l'attenzione su ciò che cambia per chi si sposta concretamente.

A proposito di questo episodio

Di cosa abbiamo parlato

Le grandi idee non falliscono solo in laboratorio, si arenano nella burocrazia. In questo episodio approfondiamo l'attrito tra l'innovazione e le norme che dovrebbero regolarla, partendo da un dato di fatto ineludibile: solo nel mondo digitale, centinaia di regolamenti sovrapposti si accumulano a livello europeo, nazionale e locale, spesso andando in direzioni diverse. Analizziamo perché la semplificazione può paradossalmente generare maggiore complessità, quando gli incentivi correggono un fallimento del mercato e quando creano silenziosamente dipendenze — dai sussidi per i veicoli elettrici ai benefit aziendali.

Ci concentriamo poi su chi si muove più velocemente: le startup, che hanno bisogno di velocità per sopravvivere ma si scontrano con istituzioni pensate per muoversi lentamente. Dal "28° regime europeo" alla cauta adozione dell'IA nelle aziende italiane, la conversazione si chiede come l'azione pubblica possa sostenere l'innovazione invece di guidare con il freno a mano tirato.

Temi chiave

Punti salienti della conversazione

🔹 Perché le regole sovrapposte a livello europeo, nazionale e locale rallentano l'innovazione — e perché la semplificazione può avere effetti controproducenti

🔹 Quando gli incentivi e la tassazione risolvono realmente i fallimenti del mercato, e quando invece creano dipendenze e distorsioni

🔹 Le lezioni dagli incentivi per i veicoli elettrici: cosa succede quando si sostiene una tecnologia prima che l'ecosistema sia pronto

🔹 Il divario di velocità tra le startup che devono muoversi rapidamente e le istituzioni progettate per muoversi lentamente

🔹 Come l'IA può aumentare la produttività nelle aziende — e perché molte imprese italiane sono ancora restie

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Quanto incidono burocrazia e complessità normativa sulla digitalizzazione e sulla competitività delle imprese?

La burocrazia e la complessità normativa rappresentano fattori rilevanti che rallentano innovazione, crescita e competitività. Il problema deriva dalla presenza di molti soggetti regolatori che intervengono sugli stessi temi a livelli diversi (europeo, nazionale, locale) e con competenze differenti. Spesso le norme non sono coordinate tra loro, generano sovrapposizioni e interpretazioni divergenti da parte delle autorità competenti. Nel settore digitale, ad esempio, esistono centinaia di atti normativi rilevanti che non sempre risultano coerenti tra loro, aumentando l'incertezza per imprese e cittadini.

Perché i tentativi di semplificazione normativa spesso non producono i risultati attesi?

La semplificazione può paradossalmente aumentare la complessità. Intervenire su sistemi normativi molto articolati richiede modifiche delicate che rischiano di compromettere equilibri esistenti. Inoltre, oltre alla complessità delle regole, esiste il problema della stabilità normativa: cambiare continuamente le regole può aumentare l'incertezza. Se una riforma riduce solo parzialmente la complessità ma peggiora la prevedibilità del quadro regolatorio, il risultato complessivo può essere negativo.

Le imprese possono aiutarsi reciprocamente a superare le difficoltà normative?

Sì. La collaborazione tra imprese, partner e operatori dello stesso ecosistema consente di condividere esperienze, evitare errori già affrontati da altri e accelerare la crescita. Questo approccio è particolarmente utile nei settori fortemente regolamentati, dove la conoscenza accumulata da altri attori permette di ridurre tempi e costi di apprendimento.

Incentivi e tassazione aiutano il mercato oppure lo distorcono?

Incentivi e tassazione dovrebbero essere utilizzati esclusivamente per correggere fallimenti di mercato, cioè situazioni in cui il mercato da solo non raggiunge obiettivi di interesse collettivo. Tuttavia, ogni intervento pubblico produce anche effetti indesiderati che devono essere valutati attentamente. L'intervento è giustificato solo se i benefici superano i costi e se i possibili fallimenti dell'azione pubblica risultano meno gravi dei problemi che si intendono correggere.

Quali rischi comportano gli incentivi pubblici?

Gli incentivi possono generare conseguenze inattese, creare dipendenze e produrre rendite difficili da eliminare. Inoltre, spesso continuano a essere mantenuti anche quando il problema originario è cambiato o non esiste più. Poiché gli incentivi rappresentano anche uno strumento di consenso politico, la loro eliminazione può diventare complessa nonostante la perdita di efficacia.

L'elettrificazione del parco auto rappresenta un esempio di incentivo che ha creato distorsioni?

In alcuni casi sì. Gli incentivi all'auto elettrica sono stati introdotti quando il mercato non era ancora pienamente pronto dal punto di vista tecnologico, infrastrutturale e culturale. Successivamente si è tentato di favorire la diffusione attraverso strumenti come i benefit aziendali, ma anche queste misure hanno generato difficoltà operative e resistenze da parte di aziende e utenti. L'esperienza mostra come incentivare una tecnologia prima della maturazione dell'ecosistema possa creare inefficienze.


Cosa dovrebbe fare lo Stato per sostenere l'innovazione senza aumentare la burocrazia?

Ogni nuovo intervento normativo dovrebbe essere preceduto da una rigorosa valutazione degli impatti diretti e indiretti. Occorrerebbe verificare sia l'esistenza di un reale fallimento di mercato sia l'efficacia delle diverse alternative disponibili. In teoria questi strumenti esistono già, ma spesso vengono applicati in modo formale e non sostanziale. Una regolazione efficace richiede competenze tecniche, capacità di analisi e una visione di lungo periodo.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel rapporto con le istituzioni?

Le startup affrontano ostacoli fin dalla fase di avvio. Operazioni elementari come affittare un ufficio, ottenere servizi, accedere al credito o acquistare attrezzature risultano più difficili a causa dell'assenza di una storia aziendale consolidata. Inoltre, quando si accede a strumenti pubblici di finanziamento, la fase successiva di rendicontazione richiede spesso un notevole carico amministrativo che sottrae tempo e risorse allo sviluppo del business.

Esiste un problema di velocità tra startup e istituzioni?

Sì. Le startup operano in mercati che richiedono decisioni rapide e continua capacità di adattamento. Le istituzioni, invece, seguono procedure necessariamente più lente, legate a processi di controllo, consultazione e valutazione. Questo genera un disallineamento temporale che può rallentare l'innovazione.

È possibile costruire un ecosistema efficace di dialogo tra startup, istituzioni e politica?

Sì, ed è necessario. Tuttavia, startup e istituzioni operano secondo logiche molto diverse. Le startup hanno bisogno di velocità per trasformare rapidamente idee innovative in prodotti e servizi. Le istituzioni devono invece garantire processi decisionali ponderati, inclusivi e compatibili con il funzionamento democratico. Un dialogo efficace richiede che entrambe le parti comprendano le esigenze e i vincoli dell'altra.

Perché la velocità è così importante per le startup?

La capacità di trasformare rapidamente un'idea innovativa in un prodotto o servizio rappresenta una delle principali fonti di vantaggio competitivo. Per questo motivo la velocità è parte integrante del modello operativo delle startup. Ritardi burocratici o normativi possono compromettere la capacità di competere sul mercato.

Quale ruolo può avere il cosiddetto "28° regime europeo" per le startup?

L'obiettivo è semplificare la costituzione e la gestione delle startup all'interno dell'Unione Europea, facilitandone la crescita nei diversi mercati nazionali. Una startup costituita secondo questo schema potrebbe essere riconosciuta più facilmente negli altri Paesi membri. Tuttavia, aspetti fondamentali come fisco e lavoro restano in larga misura competenza nazionale, limitando il grado di armonizzazione raggiungibile.

Perché molte imprese italiane investono ancora poco nell'intelligenza artificiale?

L'adozione dell'intelligenza artificiale richiede competenze, cambiamento organizzativo e disponibilità a modificare processi consolidati. Le aziende più flessibili e digitalizzate tendono ad adottarla più rapidamente, mentre le organizzazioni più strutturate possono incontrare maggiori difficoltà di integrazione.

Quali benefici può generare l'intelligenza artificiale nelle imprese?

L'intelligenza artificiale migliora la produttività individuale attraverso attività come analisi documentale, sintesi di informazioni, gestione dati, supporto decisionale e automazione di processi ripetitivi. Inoltre può essere integrata direttamente nei servizi offerti ai clienti, migliorando assistenza, vendita e personalizzazione delle interazioni.

Come può l'intelligenza artificiale aumentare la produttività dei team?

L'efficacia dipende dalla capacità di integrare gli strumenti nei flussi di lavoro. Non si tratta solo di utilizzare chatbot, ma di costruire processi in cui i modelli supportano attività specifiche. Nello sviluppo software, ad esempio, l'AI può generare codice, mentre gli sviluppatori si concentrano sulla definizione dei requisiti, sulla supervisione e sulla validazione del risultato.

Come accelerare l'adozione dell'intelligenza artificiale all'interno delle aziende?

È utile valorizzare le esperienze già maturate dai dipendenti, condividere le migliori pratiche e sviluppare competenze specifiche per ogni funzione aziendale. L'adozione efficace richiede formazione continua e una comprensione approfondita delle capacità dei modelli, considerandoli come strumenti operativi integrati nei processi di lavoro piuttosto che semplici applicazioni isolate.

Esistono modelli per migliorare il dialogo tra innovatori e istituzioni?

Una possibile soluzione consiste nella creazione di organismi permanenti di confronto tra istituzioni, startup, ricerca, università, imprese e professionisti. Questi tavoli dovrebbero favorire un dialogo continuo e non limitato alle situazioni di emergenza, consentendo alle politiche pubbliche di essere progettate con maggiore consapevolezza delle esigenze dell'ecosistema dell'innovazione.