L'UE ha fatto marcia indietro sul divieto dei motori a combustione interna previsto per il 2035. Cosa è successo e cosa significa per l'industria, le infrastrutture e i consumatori sulla strada verso una mobilità sostenibile?
Intorno al tavolo

Romina Maurizi
Editor-in-chief, Quotidiano Energia
Editor-in-chief of Quotidiano Energia since 2014 — the leading Italian outlet for specialised energy news — where she has worked since its founding in 2005, previously as senior editor. A professional journalist with a degree in Political Science, she has covered the energy sector since 2001, including as a contributor to industry publications.

Gianluca Di Loreto
Partner, Bain & Company
CEO di Moov e conduttore di Moov(er)Time, guida ogni conversazione verso le questioni pratiche che si celano dietro i titoli, mantenendo l'attenzione su ciò che cambia per chi si sposta concretamente.

Gabriele Ratti
CEO Moov · Host
CEO of Moov and host of Moov(er)Time, he guides each conversation toward the practical questions behind the headlines, keeping the focus on what changes for the people who actually move.
A proposito di questo episodio
L'Unione Europea ha sorpreso tutti ammorbidendo la scadenza del 2035 per l'eliminazione graduale dei motori a combustione interna. In questo episodio di apertura della stagione 2026, il conduttore Gabriele Ratti dialoga con due voci che conoscono il lato energetico e quello della consulenza della mobilità per porre una domanda diretta: la transizione verde è una traiettoria reale o un obiettivo mobile che continuiamo a ridisegnare?
Dalle lacune nelle infrastrutture di ricarica al costo reale del passaggio all'elettrico, dalla competitività industriale a ciò che arriva realmente al consumatore, la conversazione va oltre i titoli dei giornali per distinguere i segnali politici da ciò che sta accadendo concretamente sulla strada.
Temi chiave
🔹 Perché l'UE ha fatto retrofront sul divieto dei motori a combustione del 2035 e cosa segnala all'industria
🔹 Il divario tra gli obiettivi di decarbonizzazione e le infrastrutture realmente disponibili
🔹 Competitività industriale: i costruttori europei possono tenere il passo senza protezione?
🔹 Quanto costa davvero la transizione al consumatore finale e chi se ne fa carico
Trascrizione completa
Perché l’Unione Europea ha rivisto il percorso verso il 2035 per la decarbonizzazione della mobilità?
La revisione nasce dal cambiamento del contesto energetico ed economico europeo successivo alla crisi energetica del 2022. Pur mantenendo invariati gli obiettivi del Green Deal, è stato messo in discussione il percorso per raggiungerli. La nuova impostazione apre alla possibilità di continuare a commercializzare, dopo il 2035, veicoli che utilizzano in parte biocarburanti e carburanti sintetici, introducendo un principio di maggiore neutralità tecnologica.
La modifica delle regole europee rappresenta un cambio di rotta? Si tratta più di un’apertura che di una vera inversione di marcia. L’elettrificazione rimane la direzione principale, ma viene riconosciuto uno spazio ad altre tecnologie. Molti operatori interpretano questa apertura come il possibile inizio di un approccio più flessibile rispetto alla scelta esclusiva dell’elettrico.
Perché la diffusione delle auto elettriche procede più lentamente del previsto?
La velocità di adozione è inferiore alle aspettative iniziali perché molti consumatori non ritengono ancora l’auto elettrica adatta alle proprie esigenze o economicamente accessibile. Le curve di crescita mostrano un rallentamento rispetto alle previsioni e indicano che il mercato sta seguendo tempi diversi da quelli immaginati dai decisori politici.
Qual è il principale insegnamento che emerge dal comportamento dei consumatori?
Il consumatore rimane il soggetto decisivo della transizione. Può essere incentivato e orientato, ma non può essere sostituito nelle sue scelte. Se una tecnologia non incontra bisogni reali, la sua diffusione tende a rallentare indipendentemente dagli obiettivi fissati a livello normativo.
È ancora possibile correggere la direzione intrapresa dall’industria automobilistica?
Dipende dall’obiettivo finale. Se si vuole mantenere una pluralità di tecnologie, esiste ancora spazio per adattare strategie e investimenti. Se invece si volesse tornare esclusivamente alle tecnologie tradizionali, molti investimenti già effettuati renderebbero difficile un ritorno indietro. La priorità è definire rapidamente una direzione chiara e stabile.
Quali problemi crea l’incertezza normativa?
L’incertezza rende più difficile sia la pianificazione industriale sia le decisioni di acquisto. Consumatori e aziende tendono a rinviare le proprie scelte quando non è chiaro quali tecnologie saranno incentivate, penalizzate o consentite nel lungo periodo.
Perché il prezzo delle auto è considerato uno dei principali ostacoli alla transizione?
La sostenibilità non riguarda solo l’ambiente ma anche la capacità economica delle persone di acquistare un veicolo. Una parte rilevante del mercato europeo soffre la mancanza di modelli accessibili nei segmenti più popolari, rendendo difficile il rinnovo del parco circolante.
Perché il parco auto italiano continua a invecchiare?
La causa principale è la ridotta capacità di spesa delle famiglie. Molti automobilisti mantengono il proprio veicolo più a lungo non per preferenza verso le tecnologie tradizionali, ma perché il costo di sostituzione è diventato troppo elevato.
Le nuove generazioni hanno un rapporto diverso con l’automobile?
In parte sì. L’auto tende a essere percepita meno come simbolo di status rispetto al passato e più come uno strumento di mobilità. Tuttavia, nelle aree meno servite dal trasporto pubblico, il possesso di un veicolo resta spesso indispensabile.
Perché l’Italia presenta caratteristiche diverse rispetto ad altri Paesi europei?
La struttura territoriale italiana è composta da una grande quantità di piccoli centri e aree periferiche. Gran parte del parco circolante non si concentra nelle grandi città, rendendo più complessa l’adozione di modelli di mobilità pensati principalmente per i contesti urbani.
È corretto utilizzare Paesi come la Norvegia come modello di riferimento?
I confronti devono essere contestualizzati. La Norvegia presenta caratteristiche territoriali, demografiche e di mobilità molto diverse da quelle italiane. Ciò che funziona in un determinato contesto non può essere automaticamente replicato in altri mercati.
Quale ruolo dovrebbero avere gli incentivi pubblici?
Gli incentivi possono favorire l’adozione di nuove tecnologie, ma non possono rappresentare una soluzione permanente. Se il mercato dipende esclusivamente dagli incentivi, il rischio è creare una domanda artificiale che si riduce rapidamente quando il sostegno viene meno.
Perché il coinvolgimento dei consumatori è considerato fondamentale per la decarbonizzazione?
La transizione non può essere realizzata senza il consenso e la partecipazione di chi utilizza i prodotti e i servizi. Per questo è necessario accompagnare le politiche con attività di informazione, comunicazione e coinvolgimento che spieghino benefici, costi e obiettivi delle trasformazioni in corso.
Qual è il limite principale dell’approccio basato su una sola tecnologia?
Le esigenze di mobilità sono molto diverse tra loro. Pensare che una singola tecnologia possa risolvere ogni situazione rischia di produrre risultati inferiori alle aspettative. La mobilità richiede soluzioni differenziate in funzione dei contesti e degli utilizzi.
Quale può essere il ruolo dell’auto elettrica all’interno del sistema della mobilità?
L’auto elettrica può risultare particolarmente efficace in alcuni contesti, soprattutto urbani, dove percorrenze, disponibilità di ricarica e vantaggi operativi ne favoriscono l’utilizzo. Questo non implica necessariamente che sia la soluzione ottimale per ogni esigenza di spostamento.
Il car sharing può sostituire l’auto privata?
Il car sharing risponde efficacemente ad alcune esigenze di mobilità, ma non è progettato per sostituire integralmente l’auto privata. La maggior parte degli spostamenti quotidiani è legata al pendolarismo, un ambito nel quale l’auto privata e il trasporto pubblico continuano a svolgere un ruolo centrale.
Perché molte iniziative di car sharing hanno incontrato difficoltà?
Le difficoltà derivano da diversi fattori: modelli economici complessi, costi operativi elevati, regolamentazioni frammentate, problemi di utilizzo improprio dei veicoli e aspettative spesso superiori alle reali potenzialità del servizio.
Quale contributo può offrire il car sharing nelle città?
Può rappresentare una componente utile dell’offerta di mobilità urbana, soprattutto quando integrato con trasporto pubblico, micromobilità e altri servizi. Il suo valore aumenta quando viene considerato come complemento e non come sostituto universale delle altre modalità di spostamento.
Qual è il rapporto tra mobilità pubblica e servizi privati di condivisione?
L’integrazione tra pubblico e privato può ampliare le opzioni disponibili per i cittadini e migliorare l’efficienza complessiva del sistema. In diversi contesti internazionali i servizi condivisi vengono considerati un’estensione dell’offerta di mobilità e supportati di conseguenza.
Quale modello di mobilità emerge dalla discussione?
Emerge la necessità di un ecosistema integrato composto da più soluzioni: auto private, elettrico, motorizzazioni tradizionali a basse emissioni, trasporto pubblico, car sharing, micromobilità e servizi intermodali. L’obiettivo è permettere alle persone di scegliere di volta in volta la soluzione più adatta alle proprie esigenze.
Qual è il principio guida indicato per la decarbonizzazione della mobilità?
La decarbonizzazione dovrebbe perseguire obiettivi ambientali realistici senza imporre un’unica tecnologia. L’approccio più efficace consiste nel combinare innovazione, sostenibilità economica, ascolto dei consumatori e pluralità di soluzioni, favorendo un’evoluzione graduale e coerente con i reali bisogni di mobilità.