Quando si parla di sostenibilità, quasi nessuno pensa a un'interfaccia. Pensiamo alla plastica, agli aerei, alle industrie pesanti. Ma ogni volta che apriamo un'app, carichiamo un sito o chiediamo qualcosa a un'IA, c'è energia che si muove in server fisici, che vengono raffreddati con acqua, e che si alimentano in gran parte con combustibili fossili.
Il settore digitale non è più invisibile. E come designer, non possiamo più comportarci come se lo fosse.
Quanto consuma davvero il digitale
I numeri sono scomodi. Secondo l'OCSE, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione rappresentavano tra l'1,5% e il 4% delle emissioni globali di gas serra nel 2020. Alcune stime la paragonano all'impronta di carbonio dell'intera aviazione, e prevedono che possa arrivare al 14% entro il 2040.
E poi c'è la parte che cresce più velocemente: i data center. L'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha pubblicato dati molto chiari: il consumo elettrico dei data center passerebbe da 485 TWh nel 2025 a 950 TWh nel 2030, circa il 3% della domanda elettrica mondiale. Per dare una dimensione: nel 2030 i data center consumeranno tanta elettricità quanta ne consuma oggi tutto il Giappone.
E l'IA? Il consumo elettrico dei data center focalizzati sull'IA è cresciuto del 50% solo nel 2025. Non è una tendenza futura: sta già succedendo.
Il peso di ciò che progettiamo
Qui entra qualcosa che come UX/UI ci tocca da vicino. In 10 anni, il peso mediano di una pagina web è aumentato del 210% su desktop e del 570% su mobile. Nel 1995 una pagina pesava circa 14 Kb; nel 2024, intorno ai 2.200 Kb.
Perché? Immagini più pesanti. Video autoplay. Animazioni decorative. Librerie JavaScript che duplicano funzioni che il browser fa già nativamente. Font personalizzati caricati quando uno di sistema funzionerebbe ugualmente.
Ognuna di queste è una decisione di design. E ognuna ha un costo energetico reale.
L'esempio della Francia: il RGESN
Ecco l'esempio che mi piace di più, perché dimostra che non è più teoria. Dal 2022 (aggiornato nel 2024) la Francia ha il Référentiel Général d'Écoconception de Services Numériques (RGESN) un quadro ufficiale di ecodesign digitale.
Il RGESN definisce pratiche di ecodesign applicabili all'interno dello Stato francese, sulla scia di altri riferimenti pubblici come quello sull'accessibilità. La prima versione è stata pubblicata alla fine del 2022, la seconda a maggio 2024. È stato elaborato da Arcep e Arcom, in collaborazione con Ademe, Dinum, CNIL e Inria, e riunisce 78 schede pratiche su come ecoprogettare un servizio digitale.
Cosa valuta concretamente? Gli obiettivi sono ridurre il consumo di risorse informatiche ed energetiche, e ridurre il contributo all'obsolescenza dei dispositivi, sia quelli degli utenti sia quelli di server e rete. Cioè: non si tratta solo di emettere meno CO₂ oggi, ma di non costringere le persone a comprare un nuovo telefono perché la tua app non funziona più sul loro.
E un dettaglio che come designer trovo geniale: la legge REEN del 2021 che ha dato origine al RGESN menziona esplicitamente criteri che limitano "il ricorso a strategie di cattura dell'attenzione degli utenti". Cioè: infinite scroll, notifiche push abusive, dark pattern che ti tengono incollato allo schermo, sono nel radar normativo, non solo per etica, ma anche per impatto energetico.
Due casi reali
MEK Studio: -67% di emissioni con un redesign
MEK è uno studio di design di Melbourne che ha deciso di applicare a sé stesso ciò che predicava. Hanno fatto un audit del loro sito esistente, misurato le emissioni di carbonio, e si sono concentrati sugli elementi più energivori: codice, tipografia, colore, immagini, contenuto, layout.
Il risultato? Le emissioni del sito sono passate da 1,21g di CO₂ a 0,42g di CO₂ per visita — una riduzione del 67%. Tutto questo senza sacrificare funzionalità o accessibilità. Anzi: il sito è diventato più veloce, più leggibile e più inclusivo per chi naviga con connessioni lente o dispositivi vecchi.
Una cosa che mi ha colpito del loro processo: hanno iniziato facendo qualcosa di apparentemente banale. Hanno passato in rassegna tutte le cartelle email e cancellato ogni messaggio che non era utile o in cui non erano attivamente coinvolti. Una strategia semplice di "data hygiene" — eliminare rapidamente i dati accumulati che vivono sui server consumando energia 24/7 senza motivo. Sembra niente. Moltiplicato per milioni di persone, è enorme.
Low-Tech Magazine: il sito che va offline quando piove
Questo è il caso più radicale e affascinante che ho trovato. Low-Tech Magazine, una rivista online sulla sostenibilità, ha deciso di "praticare ciò che predicava" e ha ricostruito il proprio sito alimentato esclusivamente a energia solare.
Il server è un mini-computer che gira sull'energia di un pannello solare a Barcellona. Per sottolineare la dipendenza dalle risorse naturali, è progettato per andare offline durante periodi prolungati di maltempo. Sul sito c'è un indicatore di batteria sempre visibile che mostra quanta energia resta.
Le scelte di design? Tutte coerenti con il vincolo energetico:
